L'ALBERO FIORITO

Oh, la stranezza! Ieri,
nudo come una trave,
oggi, vestito a festa!
e spargi il tuo soave
chiaror per la foresta,

e nei venti leggeri
agiti il tuo vestito
lucente e ricamato.

Oh, chi te l’ha donato
oh, chi te l’ha cucito
cotesto bel vestito
di raso ricamato?

Era ottobre, ed io languivo
con in fondo al mio pensiero
una gran malinconia.
Venne un vento cattivo,
mi scrollò, mi portò via
il vestito giornaliero.

E poi venne la nebbia trista,
fumò tacita, mi avvolse,
mi bendò adagio, mi tolse
il sole dalla vista.

E poi cadde la pioggia grossa,
battiture aspre mi die’,
mi penetrò nell’ossa,
mi immollò da capo a pie’.

E poi cadde la bianca neve:
fredda cadde, alta così,
tutta mi cadde addosso,
vivo mi seppellì!

Io tremavo a più non posso.
“Muoio!” dicea tra me,
e invece sonno presi,
e dormii tanto che mai.

Dormii sodo mesi e mesi
e stamane mi svegliai,
mi svegliai ch’ero vestito
e il sol d’oro era sul prato.

Ma chi me l’ha donato,
ma chi me l’ha cucito
cotesto bel vestito
di raso ricamato?

Non lo so, fanciullo mio,
lo sa Iddio.

Angiolo Silvio Novaro